Recensioni Album

“Estremoriente Mediocre Occidente”  ( Freecom 2010)

IL MUCCHIO SELVAGGIO (fdm)  : Marco manicardi

“Il San Michele che trafigge il diavolo in copertina, stilizzato e un poco naïf, rende perfettamente l’idea della fusione di tradizione e sperimentazione messa in atto dai Farabrutto. Estremoriente mediocre Occidente, secondo album dei veronesi che con il primo disco si erano guadagnati stima e favori negli ambienti del settore, è un tripudio di suoni cervellotici e logorrea visionaria, undici tracce e quarantacinque minuti abbondanti di frastuono acustico. Una chitarra classica strimpellata con maestria (da un impeccabile Luca Zevio) segue percussioni in tempi dispari, batterie vere ed elettroniche (Sbibu suona seduto a terra, le chiamano ground drums) e un mandolino elettrico (pizzicato da Niccolò Sorgato), e insieme creano un suono capace di smuovere le membra, ma tenendo l’orecchio sempre attento alle singole note, che s’accavallano e si scavalcano continuamente, ma sono sempre molto pulite. Intere parti improvvisate in studio incollano tra loro le sessioni finemente elaborate delle canzoni, e a elevare il tutto ci sono i testi di Luca Zevio, piccole opere di scrittura e cesellatura, come frasi scritte, riscritte e messe in fila alla rinfusa da un Prévert moderno. A tratti i Farabrutto ricordano dei Marta sui Tubi senza ricerca vocale eccessiva, ma spesso e volentieri l’originalità la fa da padrona. E come il San Michele in copertina, armato di lancia ad ammazzare il drago, con i colori sbavati, fuori dai bordi stilizzati, Estremoriente mediocre Occidente è una specie d’inizio per una nuova scuola del folk-rock italiano, un folk-naïf, potremmo chiamarlo.”

Link: www.ilmucchio.it/fdm_content.php?sez=scelte&id_riv=80&id=1555

ROCKERILLA (settembre 2010) – Simone Bardazzi (voto 8/10)

“La musica di Farabrutto può essere di difficile collocazione, per quanti non abbiano dimestichezza con il folk psichedelico e progressivo di Claudio Rocchi, Alan Sorrenti e di molti songwriter europei e americani. L’album di questo quartetto sembra guardare a quanti, fra gli anni sessanta e settanta, decisero di inacidire il loro folk cristallino per creare qualcosa di nuovo ed eccitante. Luca Zevio (chitarra classica), Niccolò Sorgato (mandolino elettrico) e Sbibu (ground drums) mettono mano al passato ma con una mentalità nuova e tuttaltro che nostalgica. Inevitabilmente, no si può non notare il fin troppo Crimsoniano incipit di Vivere, così come molte altre sfumature derivative che faranno la felicità degli archeologi musicali. Ciò nonostante, il modulo con cui i Farabrutto riescono a stravolgere chitarra e mandolino, l’uso particolare delle percussioni, gli inserti elettronici che quasi strizzano gli occhi ai Books più ingenui, fanno di questo Estremoriente Mediocre Occidente uno degli album più curiosi e intriganti degli ultimi mesi. Nonostante le musiche siano tutt’altro che inclini a concedersi al mainstream, e men che meno i testi, le linee melodiche sembrano possedere il giusto mood per penetrare anche un pubblico meno attento, magari con il brano giusto. Un discorso a parte va fatto per i testi bizzarri, psichedelici, ma ricchi di contenuti scritti da Luca Zevio, il quale pare dotato davvero di una penna assai felice e di una sensibilità speciale.”

BEATBOPALULA.IT – Massimo Sannella

“Basta cosi poco, anche un ascolto a “tozzi e bocconi” – come si suol dire – per capire che i veronesi Farabrutto s’inseriscono prepotentemente e con molta autorevolezza in questa nuova corrente underground che sta arrampicando fresca tra le liane rinsecchite della vecchia guardia; l’impronta cantautorale tessuta in una dichiarata predilezione per un rock trasversale, ricco di sfumature e layout fa di Estremo Mediocre Occidente un signor disco, un’esasperazione benedetta di bello esplorativo, undici splendide realtà d’ascolto con un tocco particolare d’arrangiamenti e poetica urbana che dà i nervi ascoltarli ancora rinchiusi – per il momento – nel semibuio dell’emergenza. Quando ci si trova davanti a un buon lavoro, il confronto con altre “situazioni soniche” è pressoché istantaneo e, in molti casi, sbagliato, e per non cadere in questa trappola automatica, partiamo invece dall’idea di avere a che fare con un’ispirazione artistica sincera e sintetizzata alla perfezione, e i Farabrutto non fanno nulla per distoglierci da quest’idea espressa, rapiscono con i loro malumori, intimità, sensazioni individuali che mantengono con una specifica singolarità che gravita intorno alla miracolistica. Evoluzioni liriche, concetti umani e voli a braccia aperte rispecchiano esattamente gli umori e i malumori della lucidità di vivere la vita con la consapevolezza d’altro, dettagli che fanno la conta a parentesi e prospettive; prese di contatto interiore Girasole, lo sferragliamento obliquo di chitarra funk a sonorizzare le avvolgenze di una giornata fumè Gioia, il profumo arabeggiante che droga conclusioni pensierose che guardano oltre i confini Contenimento, la camminata elettrica Con le gambe mie e la danza circolare osservatrice dalla strada obbligata del vivere quotidiano Retorica , portano nel cosiddetto indie-rockquello stimolo e quella grammatura nobile capace di attraversare in un lampo, in un tuono, l’anima affascinante di penna e suono di una significante illuminazione. L’intelligenza di una voce letteraria poi fa tutto il resto; tutto in questo disco pervade fino in fondo, basta percorrerlo per intero e poi fuggirete con lui.”

Link: www.beatbopalula.it/musica-underground-emergenti-band/articolo.asp?articolo=4785

ALIAS (IL MANIFESTO, 5 febbraio 2011) – Guido Festinese

“Sono circa dieci anni che il trio veronese dei Farabrutto agisce sulla scena di una canzone d’autore, per così dire, al quadrato: dove restano, attente e esplorate con attenzione, le istanze di testi spiazzanti e sorprendenti, ferocemente caustici, ma gran cura è data anche alla musica, che saetta imprevedibilità a ogni istante. Se ne sono accorti al Club Tenco, che li tiene d’occhio a ogni uscita. Se riuscite a immaginare un incrocio riuscito tra Pixies e Luigi Tenco, una session tra Talking Heads e De André, un arpeggio che rimanda ai Genesis sommerso da bordate chitarristiche degne dei Wilco siete sulla strada giusta. Cioè dove si incontrano, con intelligenza, molte, molte strade.”

In edicola o al link: www.ilmanifesto.it/il-manifesto/alias/i-dischi-della-settimana/

ROCKREBELMAGAZINE.COM – Margherita Simonetti (voto 3/5)

“I Veronesi Luca Zevio (voce e chitarra acustica), Niccolò Sorgato (mandolino elettrico e noises) e Francesco Sbibu Sguazzabia (percussioni) , con il loro uso “improprio” degli strumenti, senza basso e batteria (eccezion fatta per l’uso del basso elettrico durante le registrazioni in studio) formano dall’anno 2000 la band dei Farabrutto. Nel 2001 lavorano al primo album autoprodotto, Alzare la voce, che ufficialmente uscirà nell’anno 2004, da qui iniziano a collezionare una serie di premi, riconoscimenti e collaborazioni illustri che si protrarranno negli anni a venire. Con il loro Rock d’autore, i loro testi impegnati e gli arrangiamenti perfetti curati dal loro stessi, i tre artisti (che nelle registrazioni in studio si avvalgono anche della presenza di Enrico Terragnoli alla chitarra elettrica e al basso elettrico appunto) si sono creati un loro spazio nel difficile mondo dell’Indie Rock italiano cantautorale. Questo nuovo lavoro, Estremoriente Mediocre Occidente, in uscita verso la fine del mese di Settembre 2010, presenta 11 tracce d’autore, non facili, al primo ascolto un po’ ostiche, ma apprezzabili subito dopo. Il rock d’autore è sempre un po’ difficile da fare mandare giù al grande pubblico, e di solito si sa, critica e pubblico non vanno d’accordo. La critica apprezza, il pubblico un po’ meno. Il titolo del full lenght inganna, nulla di orientale o etnico che dir si voglia, ma brani folk rock attenti e strumenti toccati con perizia, il mandolino inusuale, le percussioni a terra in versione ground drums, e il contrabbasso (nella traccia Contenimento, suonato da Mario Marcassa) impeccabile, il tutto mixato in forma rock ricercata e ricca di elettronica, sperimentazione e attento screening. I testi sono crudi, difficoltosi, ma si inseriscono nella melodia, le trame sono un po’ psichedeliche, fredde rigide e visionarie, mixate al personal sound creato dalla band stessa. Il cantautorato è la difficile strada scelta, la più ardua e la più coraggiosa, ma anche quella che in questo caso consente agli artisti di personalizzare e continuare la loro esperienza di ricerca e osservazione. Quindi, testi difficili d’autore si, ma l’amalgama con la musica sperimentale è il punto di forza dei Farabrutto, e il sapere usare gli strumenti in maniera alternativa, li colloca direttamente tra gli artisti a tutto tondo, senza mezze misure. Una menzione d’onore va alla cover dell’album, che presenta San Giorgio e il drago stilizzati, un santo onorato sia dai cristiani che dai musulmani (oriente/occidente) con disegno creato dall’artista Matteo Saccomani. Originali, artistici e raffinati.”

Link: www.rockrebelmagazine.com/cd-reviews-pag-41/

XTM.IT – Ivan Nossa

“I Farabrutto sono una band composta da tre musicisti (Luca Zevio, Niccolò Sorgato e Sbibu) proveniente dai dintorni di Verona. Il gruppo si forma nel 2000 dando vita nel 2004 al loro primo album Alzare la voce già prodotto dall’etichetta Freecom, etichetta satellite di Rai trade.
Al Teatro Ariston di Sanremo nel 2005, si aggiudicano il Premio Siae/Club Tenco con la seguente motivazione: ‘La strana miscela di amori musicali, le diverse fonti di ispirazione, il ritmo serrato della loro carica strumentale e vocale, i testi impregnati di verità scomode ne fanno uno dei più originali esempi di linguaggi nuovi per la canzone italiana’.
Dopo anni passati a calcare i palchi di tutt’Italia tornano ora con il loro secondo lavoro dal titolo Estremoriente mediocre Occidente. Undici canzoni suonate con stile e maestria, con un mandolino elettrico trascinante, batteria e percussioni ai limiti della perfezione e soprattutto una chitarra graffiante che conduce le melodie tra ricordi folk e cantautorali fino alle sfaccettature più diverse del rock, dal progressivo al tradizionale, dal british all’italiano. I testi sono pungenti, ribelli, ben strutturati e fanno lo sforzo non indifferente di allontanarsi da tutto quanto può sembrare banale. Dal racconto quotidiano pendono lo spunto per viaggi curiosi. In questo lavoro troviamo rabbia, passione, orgoglio, delusione ma anche gioia ed energia. Un caleidoscopio di emozioni e spunti che non permettono all’ascoltatore di distrarsi.”

Link: www.xtm.it/DettaglioEmergenti.aspx?ID=10692

ROCKOL.IT (in VETRINA) – Ercole Gentile

“Dopo l’album d’esordio del 2004 (“Alzare la voce”), grazie al quale hanno riscosso numerosi consensi ed avuto la possibilità di esibirsi in manifestazioni nazionali prestigiose come Mantova Music Festival, MEI e Premio Tenco, tornano i Farabrutto.
La band veronese composta da Luca Zevio (chitarra classica e voce), Niccolò Sorgato (mandolino elettrico) e Sbibu (batteria e percussioni) presenta oggi il secondo album “Estremoriente mediocre occidente”, un lavoro che impasta folk, tempi dispari, rock, psichedelia, suoni popolari, progressive e canzone d’autore. Grande importanza viene infatti data ai testi di Zevio, parole crude ed allo stesso tempo sognanti, temi sociali ed esistenziali.”

Link: www.rockol.it/vetrina-6716/Farabrutto-ESTREMORIENTE-MEDIOCRE-OCCIDENTE

ROLLING STONE MAGAZINE.IT – Luca Garavini

Estremoriente Mediocre Occidente, l’album dei Farabrutto!

17 ottobre – Rolling Stone

I Farabrutto sono Luca Zevio, Niccolò Sorgato e Sbibu.
Il loro disco d’esordio si intitola Alzare la voce, esce ufficialmente nel 2004 in seguito all’incontro con la Freecom – etichetta satellite di Rai Trade, distribuita da Edel. Hanno alle spalle tanti live, tra cui le due edizioni del Mantova Musica Festival, il MEI e a varie rassegne per la musica d’autore in tutta Italia. Nell’Ottobre 2005 al Teatro Ariston di Sanremo, per l’edizione del trentennale della rassegna del Club Tenco, si aggiudicano il Premio Siae/Club Tenco per “La strana miscela di amori musicali, le diverse fonti di ispirazione, il ritmo serrato della loro carica strumentale e vocale, i testi impregnati di verità scomode ne fanno uno dei più originali esempi di linguaggi nuovi per la canzone italiana”.
Ora è la volta di Estremoriente Mediocre Occidente (settembre 2010, Freecom/?), in streaming da oggi su Rollingstonemagazine.it.

I loro testi sono incantati e crudi, convivono con nervosi e schizofrenici riff elettrici, tempi dispari, sincopi, svisi, giri di chitarra squisitamente acustica, curiose percussioni, mandolini imbizzarriti, giocattoli, momenti psichedelici, atmosfere acide, finali improvvisati, intrecci melodici, ululati e divertiti deliri. Si possono definire canzone d’autore di nuova forma folk-rock, ma nulla di etnico. Estremoriente Mediocre Occidente è stato registrato al Cat Sound Studio (Badia Polesine) con l’apporto al basso del compagno di viaggio Enrico Terragnoli e il contrabbasso di Mario Marcassa nella canzone Contenimento.Con il tocco di Mirko Nosari al missaggio, il disco è spontaneo e diretto come se fosse live. Proprio come ci piace.”
Link: www.rollingstonemagazine.it/musica/estremoriente-mediocre-occidente-lalbum-dei-farabrutto

SALTINARIA.IT – Luca Massironi (voto 8/10)

Avete presente quelle immagini che se fissate per un breve istante provocano una sorta di sensazione ipnotica? Sì? Bene allora avete già provato in parte una delle tante ‘esperienze-sensoriali’ che i Farabrutto hanno in serbo proprio per voi! Potremmo quasi paragonare il lavoro Estremoriente Mediocre Occidente a un succo di frutta, o meglio una spremuta fatta in casa. Alla base della ricetta per la spremuta perfetta abbiamo una serie di testi crudi, visionari e a dir poco aspri, spremuti con vigore dalla voce di Luca Zevio, ma ad addolcire quest’acidità provocata dall’agrume, la band ha mescolato riff e melodie accattivanti, assoli elettrici tra l’orientalizzante e il nevrotico di Niccolò Sorgato e infine ritmi sincopati prodotti da una batteria (fuori dal normale) dietro la quale si cela il volto di Sbibu. Quindi in questo nuovo lavoro, Estremoriente Mediocre Occidente, vediamo la band intenta nell’arduo compito di incantatore di serpenti. I Farabrutto hanno plasmato questo disco in presa diretta, incontaminato, senza utilizzare missaggi, in modo tale da ottenere asprezza nel sound. Ripercorriamo un po’ la storia di questa band fuori dal comune. Il disco d’esordio, Alzare la voce, esce nel 2004 per la Freecom, etichetta satellite di Rai Trade. Alle spalle hanno una lunga carriera live e diversi successi a livello nazionale, come il riconoscimento Premio Tenco per  una sorta di eclettismo nel sound e nell’originalità del genere musicale che attinge a diversi stili. Insomma questo disco, per quanto schizofrenico possa risultare ad un primo ascolto, è senz’altro frutto di un’accurata tecnica e conoscenza musicale. Un disco tutto da gustare e da sognare, basta lasciarsi trasportare!

Link: www.saltinaria.it/recensioni/cdpromodemo/8910-farabrutto-estremoriente-mediocre-occidente-cd.html

L’ISOLA CHE NON C’ERA – Grazia Guarnieri

“Bravi musicisti, suonano belle canzoni con testi intelligenti: ecco i Farabrutto, band veronese attiva ormai  da diversi anni. Estremoriente mediocre occidente è la loro ultima fatica. 11 tracce interessanti, un pop – rock ben suonato, elegante, e di grande forza comunicativa.

I Farabrutto riescono a conciliare orecchiabilità e gusto per la sperimentazione, pop e lirismo intenso, coerenza d’insieme e svolte sorprendenti. Fra gli strumenti troviamo mandolino elettrico, contrabbasso e percussioni ad affiancare chitarra, basso e batteria, mentre atri effetti sono ottenuti con strumenti non tradizionali definiti nel libretto del cd “diavolerie”. I testi scritti e cantati da Luca Zevio trascinano l’ascoltatore curioso e attento in un universo fatto di giochi di parole, di storie intense, di cambiamenti repentini. La poesia non teme di affrontare temi anche scomodi e ingombranti. Girasole con il suo incedere elegante accompagnato dalle percussioni, è una metafora dell’omologazione culturale: «Segui con la testa il sole di pubblicità sgargianti/ Segui il ritmo della civiltà … guarda quanti amici coltivati insieme a te».

In Gioia un emarginato che vive chiuso in casa racconta la sua vita: «Io non esco mai di casa e mi hanno appena sequestrato il cane ma rido di gioia ascoltando la radio che mi porta il mondo tra queste mura». In Con le gambe mie un uomo racconta che è costretto a correre per non morire calpestato. Madrefiume parla di disincanto e disillusione. In Guerra l’infanzia è vista come una condizione lontana e quasi mitica, un mondo in cui «Neppure per gioco o per scherzo cattivo/pensavamo alla guerra». In Danza il ballo è prima bellezza affascinante, poi ossessione mortale. Non mancano gli attimi di poesia pura: troviamo metafore delicate ma anche squarci di luce imprevisti e violenti. Ricerca musicale e lirica vanno costantemente di pari passo e ci regalano un bel disco, una delle migliori uscite del 2010. realizzato con grande maestria e cura appassionata. Merita un ascolto altrettanto attento e appassionato.”

Link: www.lisolachenoncera.it/rivista/recensioni/estremoriente-mediocre-occidente/

LASCENA.IT – Johnny Cantamessa

“Davvero niente male il disco dei veronesi farabutto! La band composta da Luca Zevio, Niccolò e Sbibu, dotata di un background artistico davvero interessante, dopo averci deliziato con Alzare la voce del 2004 e aver vinto nell’ottobre 2005 il Premio Siae/Club Tenco, ritorna sulle scene con Estremoriente mediocre occidente, album intriso di sound folk, ma senza la pretesa di volerlo circostanziare. Sono molteplici infatti le contaminazioni psichedeliche, i momenti deliranti, le urla e gli intrecci vocali che contribuiscono a rendere più aggressivo tutto il disco. I testi sono illuminati, e con la loro suggestiva vena cantautorale ti lasciano un buon sapore sulle labbra. Nonostante l’ottimo affiatamento di fondo e le buone capacità compositive, dopo ascolti ripetuti sembra emergere la sensazione di un potenziale inespresso, specialmente sul versante melodico: le linee vocali tendono ad appiattirsi sopra il medesimo canone interpretativo quando in realtà basterebbe veramente poco per diversificarle e rendere questo lavoro ancora più piacevole.”

Link: www.lascena.it/nuovo/recensione.php?id=974

HATETV – Anuar

“Si richiede sempre più spesso agli artisti di avere personalità, di essere originali, di creare qualcosa che non esiste. Il rimprovero reiterato, l’appunto puntiglioso, l’uovo peloso, il chiodo appuntito è ormai mestiere consueto di chi fa (o vorrebbe fare) il critico. Questo è un bel problema. Molti artisti, qualsiasi sia la forma utilizzata, hanno modi di esprimersi e presentarsi al pubblico estremamente originali, nuovi. Siamo noi che non abbiamo le parole adeguate per descrivere quello che ci danno. Questo è una altro problema. Quindi, ricapitolando, abbiamo due problemi, una band che fa musica e altro, e un recensore/critico/scribacchino. Ora, non per vantarli, ma la band non mi sembra un gran problema. Anzi, in questo contesto è la soluzione alla ricerca del nuovo; quel nuovo che tanto agognano gli ascoltatori più attenti ed esigenti. A questo punto ci resta un solo problema, la mia attività di critico, la mia capacità di dirvi come e perchè, ma soprattutto cosa. Cominciamo con la cosa più semplice, chi: i Farabrutto, un terzetto che ha la fortuna di vivere nella città di Piazza Brà dove ancora ci si incontra, con o senza spettacoli all’Arena. “Vestono” in musica lo spettacolo Romeo and Juliet, il che può risultare piuttosto scontato a Verona..ed ecco che senza volerlo sappiamo anche dove. La provenienza, le origini sono fondamentali per addentrarsi al meglio dentro il mondo espressivo di un artista, anche se inconscio, qualcosa del luogo c’è. Sempre. Fossero “solo” gli amici della sera o il posto di lavoro saltuario, precario, flessibile. Fateci caso. Il luogo ci influenza, tanto. A noi, persone cosìdette normali, il mondo ci trasforma ogni minuto, figuriamoci a chi, artista per vocazione o per volontà, ha la sensibilità del fanciullo e la curiosità della ricerca. Che invidia! Questo provo per Luca, Niccolò e Sbibu. Un sipario dietro il quale, una volta calato, comincia il bello, continua la voglia. I giocolieri, i saltimbanchi. Lo so, sono un eterno romantico, ma io credo ancora. A tutto. Ogni brano scritto in questo album fa parte di ognuno di noi, allegro o triste che sia, qualcosa c’è stato, qualcuno lo ha avuto. Non si scappa. Ascoltatelo e mi ringrazierete. Io per ora ringrazio i Farabrutto.”

Link: www.hatetv.it/articoli_detail.php?ID=1703

SANDS-ZINE.COM – Alberto Carozzi

“Ci han messo un po’ i Farabrutto a pubblicare il nuovo album, ben sei gli anni di distanza dall’esordio, sempre in casa Freecom/RaiTrade. Di questi tempi, per tempi simili, non sembra esserci spazio. Invece Freecom ha continuato a crederci, loro non si sono disuniti, e dopo una peregrinazione in ambito teatrale (terreno che si intuisce essergli congeniale), rieccoli alle prese con dodici nuove canzoni certamente non votate all’immediatezza e con la precisa intenzione di non finire nel calderone dell’usa e getta. Un progetto molto ambizioso ed estremamente coraggioso, che nasconde diversi strati di immagini e contenuti.
Alla guida e firma dei brani del terzetto veronese è sempre Luca Zevio, chitarra classica ma soprattutto voce limpida e orientata verso uno stile narrativo, attenta a non abusare del proprio talento (giusto un paio di db in meno non avrebbero guastato se proprio vogliamo essere pignoli) e capace comunque di melodie molto efficaci. I brani pur mantenendo una stretta parentela con le rotte già percorse da Marta sui Tubi o Virginiana Miller tanto per citarne alcuni, vengono subito gettati in pasto alle intelligenti elaborazioni musicali dei soci Sorgato (sue le pregiatissime incisioni seventy tralaltro mica suonate con una dodicicordedoppiomanico ma con un mandolino elettrico distorto) e Sbibu (batteria), che spaziano con disinvoltura dal progjazz Crimsoniano a libere improvvisazioni ora confinate in coda a qualche brano (per esempio Con le gambe mie), ora capaci di reggere interamente i quattro minuti di uno stralunato e smarrito lamento (ascoltare Contenimento, forse il brano migliore di tutto il disco). Non si nega nemmeno un tuffo nelle sonorità di quei Litfiba degni di nota che faceva piacere assimilare a Diaframma e CCCP. Non è il migliore dei mondi possibili quello raccontato da Zevio; il disincanto di Girasole, brano d’apertura, ci descrive gli amari ingredienti di una comune esistenza con allegato kit di bieca sopravvivenza. La solitudine è sia condizione essenziale che dramma di emarginazione: l’incomprensione si fa pazzia in Gioia, e il bisogno di comunicare diventa gabbia per sognatori (Danza). È il cinismo a dettare l’agenda e a scandire il calendario delle emozioni nel surreale minuto di silenzio che taglia in due la spensieratezza di una comitiva in gita (Guerra). La testa concentrata su questo disco mi suggerisce un aggettivo su tutti: intelligente. Ottime idee, esecuzione pregevole, un bel gusto nell’assemblaggio: tutti bersagli centrati. Ora sarebbe bello anche veder puntare un po’ l’attenzione su questa band, ma questo è un altro discorso. ’Di questi tempi si può anche vivere contenti…ma poi…’”

Link: www.sands-zine.com/recensioni.php?IDrec=1555

STORIA DELLA MUSICA –  Giorgio Zito

Ho ascoltato per la prima volta i Farabrutto in occasione del Club Tenco del 2005, dove ricevettero il Premio SIAE / Club Tenco, riconoscimento dato all’artista emergente, il nome nuovo su cui puntano gli organizzatori del Tenco ogni anno. L’impressione fu quella di un ottima band a cavallo tra rock e canzone d’autore, ma sostanzialmente nella media delle produzioni del genere. Il nuovo cd, Estremoriente Mediocre Occidente, dimostra invece che gli amici del Tenco, come sempre, ci hanno visto giusto.

Si tratta infatti di un disco che sfiora il capolavoro. La prima cosa che colpisce, appena premi il tasto play del lettore CD, è la voce di Luca Zevio, perfetta, calda, espressiva, quasi da attore. La seconda cosa a colpire è la musica, tanto originale da risultare indefinibile, tra rock, canzone d’autore, folk, prog, improvvisazione. Tanto che qualcuno ha azzardato l’aggettivo zappiano, e non è andato tanto lontano dal vero. La terza cosa che colpisce, è leggere le note del cd, e scoprire che tutta questa musica viene prodotta con una strumentazione a dir poco anomala: chitarra acustica, mandolino, batteria. Un trio davvero formidabile.

Girasole apre subito in maniera originale il disco, per l’uso delle parole, colte, appropriate, poetiche, come poche volte capita di sentire nel rock italiano. La storia di un girasole, per raccontare in realtà la storia di ognuno di noi, alle prese con l’omologazione culturale che ci circonda. Molto interessanti anche le soluzioni musicali. L’uso di un italiano colto e ricercato torna anche in Gioia, un testo originalissimo per significato, parole, linguaggio e un  grande solo di quella che sembrerebbe una chitarra elettrica, ma forse è solo (solo?) un mandolino.

Vivere è un rock, tirato, con una bella chitarra, e influenze della migliore improvvisazione rock, tanto da rischiare il paragone di cui si diceva sopra con Frank Zappa. L’improvvisazione torna in Streghe di città, dove il folk prog anni ’70 e l’improvvisazione rock creano un brano che riesce ad amalgamare in maniera sorprendente musiche e stili diversi.

Il lato più acustico dei Farabrutto lo troviamo in Contenimento, un brano molto intenso (musicista del borgo ti prego, canta i dolori della mia gente) giocato su toni acustici, e in Madrefiume, dove i toni acustici cedono il passo all’entrata degli strumenti elettrici a metà brano, per chiudere con uno splendido il solo di chitarra nel finale. Ottimo il testo sulla disillusione.

Ma ogni canzone del cd meriterebbe una citazione, da Guerra, intro lento, su cui si appoggia la voce di Luca Zevio, con il solito linguaggio colto e ricercato (cucciolo d’uomo del boom italiano) ed echi di prog anni ’70, ma di quello migliore, a Con le gambe mie, intro lento acustico, per raccontare dei mostri sacri che dicono cosa fare, mentre tu vorresti solo camminare con le tue gambe. (come dire, poteri sentirmi bene, senza le catene).

Il lato più cantautorale affiora in Danza, un brano musicalmente  meno complesso, mentre c’è spazio anche per il quasi pop di Mondo degli elastici, altro bel testo con giochi di parole, rime ricercate e musica accattivante.

Chiude il disco Retorica, il testo più crudo del lavoro, una fotografia dell’oggi (tempo di soldatini prefabbricati, di sangue inutile sui selciati), un brano che ci racconta di un paese moralista e benpensante, di teste vuote, di carte di credito e sogni a rate, di diritti umani calpestati, ma anche di energie nuove che nascono dalla disperazione.

Un disco davvero splendido, che dimostra una ricerca musicale approfondita, che si accompagna ad un uso della lingua italiana altrettanto ricercato. Se con il disco precedente sono arrivati al Tenco per il Premio SIAE, con Estremoriente Mediocre Occidente, i Farabrutto hanno tutte le carte per tornare al teatro Arston come vincitori della categoria più importante, quella di disco dell’anno.

http://www.storiadellamusica.it/Farabrutto_-_Estremoriente_Mediocre_Occidente__%28Freecom-DOC,_2010%29.p0-r3715

BEAT MAGAZINE (sul numero in edicola a novembre)

RUMORE (sul numero in edicola a novembre)

AUDIODROME.IT (in uscita presto)

ROCKERILLA (intervista su ottobre o novembre)

ALIAS (sui prossimi numeri in edicola il sabato col Manifesto)

ALTRI LINK E SEGNALAZIONI:

– Uscita segnalata sulle MEI News: http://fe-ned.mag-news.it/nl/n.jsp?u8.Jtb.IJO.FA.s.z8_3

– Uscita: www.gufetto.it/cd-in-uscita/1189-farabrutto-in-uscita-il-24-settembre-nuovo-cd.html

– Uscita: www.saltinaria.it/news/cd-in-uscita/8666-farabrutto-estremoriente-mediocre-occidente.html

– Uscita: http://audiocoop.it/news/?id_news=13597

“ALZARE LA VOCE”  (Freecom 2005)

“Si chiamano Farabrutto, non lasciano il tempo di respirare, di arzigogolare su critiche razionali, di testa. Vanno avanti diritti. E impetuosi, ipnotici, esatti. Il titolo del disco è “Alzare la voce”. Dentro c’è musica con un tiro della madonna, una qualche originalità e certamente molta personalità; ci sono testi belli di tecnica e di istinto, di un lirismo e di uno sdegno secchi, diretti, efficaci, con l’idiosincrasia per i luoghi comuni. … questo è complessivamente il più bel disco italiano della prima metà dell’anno.”
Enrico Deregibus – L’isola che non c’era

” I veronesi Farabrutto potrebbero davvero essere una delle nuove realtà del panorama rock tricolore. … non è mai poesia che illumina ma sangue che sgorga. ”
Gianni Della Cioppa – Il Mucchio Selvaggio

“Alzare la voce” comprende 10 canzoni che si bevono d’un fiato ma che lasciano il segno. Più di una buona metà sono anche provviste dell’uncino che arpiona e si infila subito nella mente.”
Beppe Montresor – L’Arena

“Quanto di più abrasivo ed insolito ci sia nell’indie rock di casa nostra”
Marco Novaro – La Stampa Web

” I Farabrutto si presentano come una band interessante che riesce a far “suonare” le parole esprimendosi con un linguaggio musicale moderno e intelligente.”
Roberto Bonfanti – Kronic
” Questo quartetto veronese non ha la luce brillante di una stella ma piuttosto lo slancio impazzito e autonomo di un meteorite.”
Christian Verzelletti – Mescalina

” Quello che sorprende nel lavoro dei Farabrutto è l’identica attenzione dedicata a liriche, musiche e arrangiamenti.”
Gianluca Veltri – Diario

” Bell’esordio, affascinante e contagioso.”
Giovanni Distaso – Id box

” L’aggressività che traspare, unita a sonorità psichedeliche, quel tocco etnico e l’ottima voce cantautorale fanno di questi Farabrutto una buonissima e sincera realtà italiana dei quali sentiremo ancora parlare a lungo.”
Fabio Igor Tosi – Sonicbands

” Tachicardia. E’ più o meno quello che succede quando si ascolta “Alzare la voce”, esordio dei veronesi Farabrutto.”
Tirza Bonifazi – Freequency

“Un’illuminazione. Arrivano da Verona con un mandolino in acido, una chitarra classica che amalgama, percussioni delle mille meraviglie, una chitarra elettrica che di più non si può. Stop. Ma basta e avanza. Aria, acqua, terra, fuoco, c’è tutto. Musiche dannatamente incalzanti, testi perfettamente calzanti. Il sociale e l’esistenziale che si incastonano dentro ad un suono pieno, grintoso, lisergico, adrenalinico, con freschezza di esordienti e consapevolezza da musicisti scafati. Nessun cedimento: Vita migliore va fin verso il funky, Cercami ha un testo da brividi, Farabrutto è “la ragione del bisogno”, Eternamente è un grande volo, Odio è “Impressioni di un clown” incattivito, Simona è montaggio serrato, Lasciatemi stare qua dentro è grido forsennato, Fai passare non fa ciao con la manina, Alzare la voce è esaltante e non esultante, Il crimine è contundente. Non ricordano nessuno, si faranno ricordare.”
Enrico Deregibus – Kataweb Musica

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